Strano, vagare nella nebbia!
E' solo ogni cespuglio ed ogni pietra,
né gli alberi si scorgono tra loro...
...ognuno è solo.
Pieno di amici mi appariva il mondo
quando era la mia vita ancora chiara;
adesso che la nebbia cala
non ne vedo più alcuno.
Saggio non è nessuno che non conosca il buio
che lieve ed implacabile lo separa da tutti.
Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è solitudine.
Nessun essere conosce l'altro...
...ognuno è solo.
©
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venerdì 23 aprile 2010
मलिन्कोनिको autunno
Solito cronico ritardo quella mattina. Lui era su uno di quei treni
del sud, più sporchi, meno puntuali ma con qualcosa di legato al
passato. Tutte le mattine prende la littorina che collega il suo paese
a un paese appena un pò più grande in quel lembo di Italia soleggiato
e povero. Si rilassa su quel treno. Guarda la gente e immagina la loro
vita. Ascolta i discorsi degli studenti. E legge. Libri qualunque che
non lo costringano a percepire quanto il suo cervello non sia più
quello di un tempo.
Salgono gli studenti pendolari. Quelli, che per raggiungere una scuola
superiore si devono sobbarcare 40 km al giorno. E lui li guarda.
Guarda quella ragazza intensa, con gli occhi intensi che solo le
ragazze del sud hanno, quello sguardo vivo, quella pellle ambrata. E'
la più carina del gruppetto e pare non lo sappia, conciata da
comunista prima maniera. Prova ad immaginare cosa sia la vita di
quella ragazza. E pensa che vorrebbe chiederle se è felice. Non lo fa,
perchè gli altri riderebbero e perchè, soprattutto, lo prenderebbero
per un imbecille che ci prova con una ragazzina.
Gli studenti scendono e la ragazza va via. Il suo sogno mattutino va
via con lei.
Deve prendere la pillola ora ma fatica a trovarla nella sua borsa da
professore. La mano trema e si vergogna. Una ragazza si offre di
aiutarlo e lui si sente piccolo e incapace. Accetta e sorride. E poi
scrive sul suo taccuino con una grafia leggera e storta. Scrive con la
sua montblanc. Suo figlio gliene ha regalata una biro perchè, dice,
''quelle cheusi tu non le usa più nessuno e tu sei sempre stato un
uomo al passo coi tempi' ma lui lo sa che suo figlio mente. Con
quell'altra si macchiava sempre e finiva per rompere il pennino. Suo
figlio ha avuto pena di lui. Il treno si ferma. Lui chiede 'in quale
stazione?' con voce tremante alla ragazza della pillola, e poi, con
fatica infila il suo impermeabile, prende la borsa e va. Si sente
osservato, perchè struscia i piedi quando cammina.
La scuola è vicina. Non ha insegnato sempre in quel liceo ma è
l'ultimo e quello dove ha passato più tempo. Ricorda solo i primi
studenti e le facce le confonde tra i tanti. Sa che alcuni hanno fatto
bellissime carriere e altri, le donne in maggioranza, si sono persi in
lavori insulsi o dietro i figli senza riuscire a sdoganarsi dalla
vita di una provincia senza speranza.
Arriva. Liceo Classico 'Tito Livio'. Si ferma e lo guarda e poi si
siede sulla panchina di fronte all'ingresso. Sono 5 anni che è in
pensione ma continua a venire lì di tanto in tanto, guarda gli
studenti che si sentono sempre diversi da quelli della generazione
precendente ma sono sempre uguali, i discorsi sono identici e l'idea
di avere il mondo in mano pure. Non sbagliano. Lo hanno davvero.
Tutto si ripete come gli altri giorni. Solo un dettaglio cambia.
Improvvisamente il suo cervello che da un po' ha deciso di umiliarlo,
non scherza più a farlo sentire incapace di muoversi e di bere un
bicchiere d'acqua. Strano come il cervello si logori con una facilità
impressionante e le vecchie pistole no.
del sud, più sporchi, meno puntuali ma con qualcosa di legato al
passato. Tutte le mattine prende la littorina che collega il suo paese
a un paese appena un pò più grande in quel lembo di Italia soleggiato
e povero. Si rilassa su quel treno. Guarda la gente e immagina la loro
vita. Ascolta i discorsi degli studenti. E legge. Libri qualunque che
non lo costringano a percepire quanto il suo cervello non sia più
quello di un tempo.
Salgono gli studenti pendolari. Quelli, che per raggiungere una scuola
superiore si devono sobbarcare 40 km al giorno. E lui li guarda.
Guarda quella ragazza intensa, con gli occhi intensi che solo le
ragazze del sud hanno, quello sguardo vivo, quella pellle ambrata. E'
la più carina del gruppetto e pare non lo sappia, conciata da
comunista prima maniera. Prova ad immaginare cosa sia la vita di
quella ragazza. E pensa che vorrebbe chiederle se è felice. Non lo fa,
perchè gli altri riderebbero e perchè, soprattutto, lo prenderebbero
per un imbecille che ci prova con una ragazzina.
Gli studenti scendono e la ragazza va via. Il suo sogno mattutino va
via con lei.
Deve prendere la pillola ora ma fatica a trovarla nella sua borsa da
professore. La mano trema e si vergogna. Una ragazza si offre di
aiutarlo e lui si sente piccolo e incapace. Accetta e sorride. E poi
scrive sul suo taccuino con una grafia leggera e storta. Scrive con la
sua montblanc. Suo figlio gliene ha regalata una biro perchè, dice,
''quelle cheusi tu non le usa più nessuno e tu sei sempre stato un
uomo al passo coi tempi' ma lui lo sa che suo figlio mente. Con
quell'altra si macchiava sempre e finiva per rompere il pennino. Suo
figlio ha avuto pena di lui. Il treno si ferma. Lui chiede 'in quale
stazione?' con voce tremante alla ragazza della pillola, e poi, con
fatica infila il suo impermeabile, prende la borsa e va. Si sente
osservato, perchè struscia i piedi quando cammina.
La scuola è vicina. Non ha insegnato sempre in quel liceo ma è
l'ultimo e quello dove ha passato più tempo. Ricorda solo i primi
studenti e le facce le confonde tra i tanti. Sa che alcuni hanno fatto
bellissime carriere e altri, le donne in maggioranza, si sono persi in
lavori insulsi o dietro i figli senza riuscire a sdoganarsi dalla
vita di una provincia senza speranza.
Arriva. Liceo Classico 'Tito Livio'. Si ferma e lo guarda e poi si
siede sulla panchina di fronte all'ingresso. Sono 5 anni che è in
pensione ma continua a venire lì di tanto in tanto, guarda gli
studenti che si sentono sempre diversi da quelli della generazione
precendente ma sono sempre uguali, i discorsi sono identici e l'idea
di avere il mondo in mano pure. Non sbagliano. Lo hanno davvero.
Tutto si ripete come gli altri giorni. Solo un dettaglio cambia.
Improvvisamente il suo cervello che da un po' ha deciso di umiliarlo,
non scherza più a farlo sentire incapace di muoversi e di bere un
bicchiere d'acqua. Strano come il cervello si logori con una facilità
impressionante e le vecchie pistole no.
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